#mettiamocelointesta

3,5 milioni di bambini rifugiati non hanno accesso all’istruzione. Sono bambini che la guerra ha strappato alle loro case, ai loro giochi, alle loro vite. Senza istruzione, il loro futuro è incerto e la loro stessa sopravvivenza è in pericolo.

La Campagna #mettiamocelointesta

Entrare in classe al suono della campanella. Sedersi accanto al compagno di banco. Salutare la maestra, aprire il libro e iniziare la lezione. Per milioni di bambini in tutto il mondo, la scuola è la normalità. Per 3,5 milioni di bambini rifugiati, invece, la scuola è solo un ricordo spezzato dalla guerra. Ma è anche la speranza di dimenticare il rumore assordante delle bombe e di ricominciare una vita normale dopo il trauma vissuto.

#Mettiamocelointesta. Solo l’istruzione può salvare la vita e il futuro di un bambino rifugiato.

Anche quest’anno la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), #Mettiamocelointesta, si propone di raccogliere fondi per garantire ai bambini rifugiati l’accesso a un’istruzione di qualità.

Dal 14 al 28 gennaio tutti possono fare la differenza nella vita di un bambino con un SMS al 45516 da 2 euro o chiamando da rete fissa lo stesso numero e donando 5 o 10 euro.

Bastano 2 euro per garantire un mese di scuola ad un bambino rifugiato!

Main partner

unhcr

Aziende e altri partner

Un'intera generazione a rischio

Nel mondo circa 3,5 milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola. La fuga forzata rende la probabilità per i rifugiati di non andare a scuola cinque volte superiore alla media globale. Tornare a scuola per questi bambini significa trovare rifugio dalla violenza, dallo sfruttamento lavorativo e dall’abuso, specialmente per le bambine che rischiano matrimoni forzati e gravidanze precoci. Un bambino istruito sarà un adulto che un giorno contribuirà a costruire la pace nel paese da cui è stato costretto a fuggire o potrà contribuire alla crescita della comunità che lo ha accolto. L’istruzione non è un lusso ma un investimento per il futuro.

Dove vanno i fondi raccolti?
Il programma UNHCR "Educate a Child"

I fondi raccolti andranno a sostenere il grande progetto, avviato nel 2012 dall’UNHCR, “Educate a Child”, grazie al quale già 1 milione di bambini sono tornati tra i banchi di scuola in 12 paesi del mondo: Ciad, Etiopia, Iran, Malesia, Pakistan, Ruanda, Siria, Sudan, Sud Sudan, Uganda, Kenya e Yemen.
Questo risultato è stato ottenuto grazie a diversi interventi. Primo, ma non unico, la costruzione e ristrutturazione di 210 scuole e 3133 classi. Oltre 56.000 i banchi forniti e circa 1 milione 700 mila i libri di testo e i materiali didattici distribuiti.

Ma avere le infrastrutture non basta. Per le famiglie rifugiate che da anni vivono in esilio, che hanno esaurito i risparmi, che non riescono a lavorare, è impossibile pagare le tasse scolastiche e sostenere i costi di trasporto e degli esami. Per questo, abbiamo supportato 76 mila famiglie con un sostegno economico diretto. Una volta creata la possibilità di andare a scuola, è essenziale preoccuparsi di un effettivo inserimento. L’UNHCR stima che in media un bambino rifugiato perda da 3 a 4 anni di scuola a causa della fuga forzata. In molti paesi le lezioni saranno svolte in una lingua che i bambini conoscono poco o per nulla. Per questo servono corsi di recupero che consentono ai bambini di non rimanere indietro: in cinque anni ne hanno beneficiato oltre 323.000 bambini.

Infine, vogliamo garantire che l’istruzione sia di qualità, per cui il ruolo degli insegnanti è fondamentale. Devono avere le competenze e le capacità per relazionarsi a bambini spesso traumatizzati, che hanno visto le loro case bruciare o i genitori uccisi, bambini ex soldato o vittime di violenze sessuali. Altri potrebbero avere delle disabilità dovute alla guerra. Pertanto, abbiamo ritenuto indispensabile formare e reclutare oltre 19 mila 300 insegnanti.

Se garantire l’accesso all’istruzione è fondamentale per i bambini rifugiati, è altrettanto importante che i giovani italiani abbiano una corretta conoscenza dell’asilo e delle condizioni di vita dei rifugiati in Italia. Per questa ragione, parte dei fondi della campagna sarà utilizzata per attività di sensibilizzazione e informazione su queste tematiche.

Approfondimenti

Facciamo sì che i bambini rifugiati possano avere accesso all’istruzione. Lavoriamo con i governi per convincerli ad accettare che i rifugiati vengano inclusi nei loro sistemi d’istruzione nazionale. Costruiamo classi dove non ce ne sono abbastanza. Diamo sussidi economici alle famiglie che non possono permettersi di pagare l’iscrizione, le uniformi e il trasporto a scuola. Per quelli che hanno perso anni di scuola a causa dello spostamento forzato, organizziamo corsi intensivi per recuperare il tempo perso e per consentirgli di reintegrarsi nel percorso scolastico.

Miglioriamo la qualità dell’insegnamento reclutando insegnanti e fornendo loro corsi di formazione certificata. Rendiamo inoltre disponibili libri di testo e computer, manuali per gli insegnanti e materiali per la pianificazione delle lezioni. Consentiamo l’accesso alle librerie e ai materiali di lettura, aiutando così i bambini ad imparare la lingua locale.

Assicuriamo spazi sicuri creando meccanismi all’interno delle scuole e delle comunità per identificare e aiutare i bambini traumatizzati o a rischio di abuso e di sfruttamento. Forniamo accesso a servizi di consulenza psicologica per aiutare i bambini a superare le conseguenze dei drammi che hanno vissuto e ad adattarsi al nuovo ambiente che li circonda. Formiamo gli insegnanti e lo staff della scuola affinché imparino a utilizzare provvedimenti disciplinari positivi e non utilizzino nessuna forma di punizione corporale. Facciamo in modo che i bambini che hanno bisogno di assistenza speciale possano avervi accesso e quindi avere le stesse possibilità di apprendimento degli altri bambini.

Attiviamo campagne di sensibilizzazione pubblica e opportunità di discussione con i genitori, la comunità più estesa e altri servizi sociali (come ad esempio i centri medici) per promuovere l’importanza dell’istruzione.

Miglioriamo la raccolta, la gestione e l’analisi dei dati che sono vitali per identificare ogni singolo bambino non iscritto a scuola e individuarne i bisogni specifici. Per quanto riguarda i bambini già iscritti, una buona raccolta di dati ci aiuta a conoscere i loro bisogni, le loro difficoltà e gli obiettivi che abbiamo raggiunto. Vogliamo essere sicuri di ottenere il massimo da ogni singolo dollaro o euro che investiamo per i bambini rifugiati.

Introduciamo l’innovazione nei programmi educativi attraverso l’utilizzo della tecnologia, facilitando ad esempio l’accesso dei bambini rifugiati ai computer. Inoltre arricchiamo l’insegnamento attraverso metodi innovativi che includono la formazione a distanza. Utilizziamo Skype all’interno dei campi in Kenya per garantire l’accesso remoto a dei curricula più ampi; utilizziamo la tecnologia attraverso telefono cellulari per formare insegnanti in Pakistan; in Ruanda, Sudan ed Etiopia forniamo tablet per aumentare l’accesso ai libri.

Coinvolgiamo la comunità con l’obiettivo di abbattere i pregiudizi e rafforzare il sostegno ai bambini che si iscrivono a scuola. In Siria un network di volontari aiuta gli sfollati costretti a fuggire dalle loro case fornendo loro sessioni di counselling sulle opportunità educative presenti nella zona in cui si sono trasferiti. Inoltre vengono organizzati campi estivi per i bambini vittime del conflitto, consentendo loro di avere un minimo di respiro dal conflitto che imperversa.

Coordiniamo le attività relative all’istruzione con il governo e le altre ONG partner per rendere il nostro lavoro efficiente ed evitare che siano duplicati gli sforzi dei vari attori. Questo è vitale per assicurare che le migliori pratiche e le esperienze vengano condivise, perché gli interventi siano sostenibili nel futuro. Investiamo nella tecnologia e nella formazione manageriale del personale all’interno delle scuole relativamente ai sistemi dati e di monitoraggio. Questi permettono di migliorare la gestione delle scuole e di controllare i risultati ottenuti in termini di accesso all’istruzione da parte dei bambini rifugiati.